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ecoturismo

ecoturismo

Sono direttore tecnico di agenzia di viaggi dal 1992, e da allora mi sono sempre occupato di turismo cercando di promuovere un viaggio intelligente.

Dal 1996 al 2006 ho gestito un centro immersioni e due resort a Manado in Indonesia. Successivamente sono stato coinvolto nella gestione di una nave per crociere subacquee, sempre in Indonesia.

Tutto il mio lavoro nel campo del turismo, dalla formazione di nuove guide subacquee al lavoro quotidiano come guida e istruttore è stato da sempre improntato all’insegnamento della biologia e del rispetto per l’ambiente.

Attualmente gestisco le attività di un diving tour operator fortemente orientato vero il viaggio naturalistico, Kudalaut. Il mio lavoro principale è di selezionare le strutture che offrono i servizi di accoglienza e diving, per subacquei e snorkelers, proprio pensando a dare un servizio di qualità dal punto di vista del rispetto per l’ambiente, e della possibilità per il viaggiatore di imparare qualcosa dal suo viaggio, mentre si diverte.

Ecoturismo è una parola che sta perdendo il suo significato originale: attualmente sembra che basti mettere il prefisso eco- per diventare immediatamente virtuosi… purtroppo non tutto è eco- quel che luccica.

Per questo io preferisco parlare di viaggio naturalistico, per il quale ho stilato un decalogo:

  • Il viaggio naturalistico è organizzato con lo scopo principale di portarci a osservare un ambiente o specie vivente che di solito non vediamo durante le nostre giornate cittadine, o un fenomeno naturale particolare. Vediamo di chiarire meglio: se voglio vedere lo squalo balena, sceglierò in modo mirato una di quelle destinazioni attorno al mondo (non sono moltissime) dove l’incontro con il gigante buono sia quasi garantito. In alcuni ambienti mi dovrò accontentare di un incontro fugace, fatto di inseguimenti col gommone e di tuffi ripetuti, in altri ambienti so che una grande quantità di animali si raduna in una zona ristretta e non teme l’uomo, e allora avrò la possibilità, con comodo, di osservarli a lungo rimanendo fermo.
  • Chi coltiva la passione della fotografia o del video sub, vorrà anche immortalare gli animali che osserva, ed allora ci sono luoghi e momenti stagionali particolarmente favorevoli per ogni immagine. Non parliamo solo di animali di grossa taglia, questo può essere vero anche per un minuscolo ippocampo pigmeo.
  • Nell’organizzazione di un viaggio naturalistico, è importante conoscere e appoggiarsi a una rete di agenzie, resort, diving center o barche particolarmente orientati all’offerta naturalistica, con guide preparate e addestrate a mostrare al cliente i critters più elusivi. Niente vale la soddisfazione di trovare da soli il proprio antennario, ma se in un’immersione la guida ce ne indica una mezza dozzina, e possiamo scegliere di fotografare quello meglio posizionato, con i colori migliori, il nostro viaggio avrà subito qualcosa di più, no? E se troviamo qualcuno che ci sa raccontare nel dettaglio la vita delle acque, tanto meglio, no?
  • Siamo venuti per osservare una cosa in particolare, ma in generale trovarci al centro di un ambiente in ottimo stato di conservazione non ci farà certo dispiacere. Per questo la scelta della destinazione spesso cade su una delle molte aree marine protette, che garantiscono almeno un impegno da parte delle autorità a valorizzare la risorsa ambiente. Attenzione però, esistono aree protette stabilite a soli scopi turistici in ambienti esposti per anni a degrado. Se potete prima di partire chiedete informazioni a qualcuno che li conosce bene.
  • Noi parliamo sempre in particolare di viaggi naturalistici per subacquei, ma molte aree sono pienamente godibili anche da chi vada in apnea o semplicemente faccia snorkeling. Anche questo è un fattore da tenere in conto in fase di organizzazione: alcuni ambienti, per la vicinanza del reef alla superficie (o di quello che si va a osservare) sono più fruibili di altri per lo snorkeler, che difficilmente potrà trovare interesse per un minuscolo gamberetto che vive a 30 m di profondità.
  • Sempre per gli accompagnatori che non fanno immersione, ma anche per i subacquei che spesso devono restare a secco nell’ultimo giorno di viaggio, prima del volo di rientro, l’interesse naturalistico delle terre emerse costituisce un di più. In molte zone del mondo l’ultimo giorno di viaggio potrà essere dedicato a un’escursione terrestre, con osservazione e fotografie di paesaggi e di animali meravigliosi.
  • La stagionalità è un fattore da tenere in grande considerazione in tutti i viaggi e ancora di più nel viaggio naturalistico. Un viaggio programmato durante la stagione delle piogge o dei tifoni può avere esiti indesiderati comunque, ma per l’osservazione di molti animali è necessario conoscerne le abitudini migratorie. Dai grandi animali, come squali, mante e pesci luna, fino a esseri piccoli come i pesci fantasma, ci sono momenti dell’anno in cui la probabilità di incontrarli e osservarli è massima.
  • Un capitolo a parte meriterebbero i viaggi con guida naturalistica, di solito un biologo, organizzati come workshop, in cui uno specialista sarà sempre presente, per soddisfare le curiosità del pubblico, per raccontare i fenomeni osservati, per organizzare un intrattenimento serale aggiungendo un importante motivo di interesse al viaggio.
  • Libri: esiste per ogni zona del mondo una ricca manualistica che ci permette di identificare le specie osservate e di imparare qualcosa in più. Di solito è possibile trovare libri in Inglese, se proprio le lingue estere ci fossero ostili dovremo ripiegare su opere più generali presenti in Italiano.
  • L’ultimo punto, non ultimo per importanza, è il rispetto verso gli ambienti che visitiamo. Rispetto che riguarda molti aspetti, dal portare con noi saponi e creme biodegradabili e batterie ricaricabili, allo scegliere portate sostenibili al ristorante, al privilegiare operatori rispettosi, al cercare di ridurre al massimo il nostro impatto su ambienti fragili come il reef, arrivando al punto di rinunciare a una bella foto se per comporre l’inquadratura dovremmo sdraiarci su un corallo, con ottime probabilità di sbriciolarlo. Personalmente ritengo che la protezione integrale, con divieto di ingresso per i visitatori, abbia poco senso nel mondo di oggi. Un ambiente va protetto perché qualcuno ne possa fruire, ma questo dovrebbe far sentire a noi visitatori la responsabilità di conservare questo patrimonio a vantaggio delle generazioni future.
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