Massimo Boyer

«Gli altri pesci mi piacciono.

Non fanno una piega per questioni di poca importanza, non si sentono in colpa per le loro azioni,
né cercano di trasmettere il vizio della genuflessione ad altri, o quello di superare gli altri,
o quello di possedere cose. Non mi fanno venire la nausea con discussioni sui loro doveri
nei confronti della società, o della scienza, o di qualsivoglia dio.
Le loro violenze sugli altri, assassinio, cannibalismo, sono sane e senza cattiveria».
Richard Flanagan, 2001, la vita sommersa di Gould

Massimo Boyer, come scrittore, ama raccontare le storie dei pesci e degli animali del mare, sempre cercando di mettersi nei loro panni, al loro livello. Senza mai giudicarli, ma piuttosto cercando di comprendere e di condividere la loro morale.

Qualcuno ha detto che scrive anche i manuali come se fossero romanzi. Probabilmente è vero, ed è il migliore dei complimenti che potrebbero essergli fatti. Il suo stile è secco e privo di fronzoli, ma  non per questo meno evocativo. È uno stile molto visivo, molto influenzato dal lavoro di fotografo, molto adatto a raccontare il mare e i suoi abitanti, e quei pesci che non si sentono in colpa per le loro azioni.

Uno stile che risente anche della collaborazione con Daniele Iop e Manfred Bortoli, che lo ha portato a scrivere testi e sceneggiatura per una serie di documentari a soggetto naturalistico, molti dei quali sono visibili su YouTube.

Massimo fa parte della Reef Writers Corporation (RWC).

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