Scilla

Massimo Boyer, noto biologo, divulgatore e fotografo, con Scilla dà alle stampe il suo primo romanzo. Si tratta di una storia in cui la biologia marina ha un ruolo preponderante, sia nel protagonista umano che nelle descrizioni del comportamento dello squalo, visto in una interessante pseudosoggettiva.


In breve la trama:

un grande squalo bianco femmina entra in Mediterraneo proveniente dalle coste dell’Africa occidentale, e seguendo la corrente si sposta verso le coste italiane, partorisce nel canale di Sicilia e poi costeggia in senso antiorario i mari Ionio, Tirreno e Ligure in uno spostamento che la deve riportare a Gibilterra e di nuovo nell’Atlantico. Le sue apparizioni lungo il percorso seminano il panico tra sub, pescatori e bagnanti. La sua storia si intreccia con quella di Gabriele Vargas, una bizzara figura molto anticonvenzionale di biologo marino, divulgatore e fotografo (quanto autobiografica?), che si ritrova coinvolto nel ruolo difficile di difensore dell’animale. L’odissea di Scilla, che si svolge lungo un percorso ordinato e millenario, contrasta con gli spostamenti schizoidi di Vargas, che rimbalza dalla Liguria all’Indonesia a Singapore. Altri personaggi collaterali, tutti accomunati da un forte amore per gli abitanti del mare, collaborano a costruire un finale sorprendente, che evito di svelare per non guastare la sorpresa a chi leggerà il romanzo.
Nelle citazioni che aprono ogni capitolo l’autore dichiara apertamente chi sono i suoi ispiratori, spaziando da Omero a Melville, da Buzzati a Flanagan, da D’Arrigo a Collodi, e vi lascio scoprire gli altri. Un lavoro i cui protagonisti umani vagano soli, immersi nelle proprie individualità, assorti nella necessità di stabilire una comunicazione con il resto del mondo naturale, nel caso specifico con lo squalo. Squalo che comunque mantiene la propria diversità e personalità di predatore, in difficile equilibrio tra il mostro assetato di sangue alla Spielberg e il rassicurante bambolotto disneyano.

Sullo sfondo aleggia costante la minaccia di estinzione di questi magnifici animali, e la difficoltà nel comunicarla alla nostra specie, unica responsabile del disastro, che ancora percepisce lo squalo come un pericolo da eliminare più che come un patrimonio da proteggere.
Una nota stilistica. Lo stile di Boyer è secco, essenziale, senza concessioni agli aggettivi e agli avverbi.

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